BELLINI E CASSINA: UN AMORE CHE CREA DA 50 ANNI

Mario Bellini, figura di spicco nella storia del design italiano.

Dopo la laurea in Architettura al Politecnico di Milano inizia subito a disegnare prodotti lavorando alla Rinascente prima, poi alla Olivetti, dove avrà modo di disegnare il Primo Personal Computer della storia, la Olivetti Programma 101, ma anche calcolatrici e altre macchine da scrivere. Anche la il design della Renault riceve il suo contributo.

Oltre a disegnare ha allestito mostre, insegnato in scuole prestigiose, è stato direttore di Domus Magazine.

Il suo lavoro è stato pluripremiato, ha vinto anche 8 Compassi d’Oro, il riconoscimento più prestigioso per un designer. 25 delle sue opere sono esposte alla collezione permanente del Museum of Modern Art di New York, che gli dedicò anche una retrospettiva personale.

Molte son le aziende per cui ha prodotto (e continua tutt’ora la sua attività) ottimi elementi d’arredo e non solo: B&B, Heller, Flou, Yamaha, Renault, Rosenthal, Tecno, Vitra, Kartell e Cassina, per dirne alcuni.

Dagli anni ’90 il suo estro si è dedicato maggiormente all’architettura, lavorando in Italia, in Europa, in Australia, negli USA, in Giappone. Alcuni suoi progetti sono ancora in fase di realizzazione, alcuni proprio a Milano. Nel 2004 riceve la Medaglia d’Oro dal Presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi per la diffusione del design e dell’architettura nel mondo.

La storia è fatta da piccole rivoluzioni: Cassina

Continuando a respirare aria di tradizione italiana, parliamo di un’azienda che nel 2017 ha compiuto i suoi 90 anni ma anche 50 di collaborazione con il designer: Cassina, appartenente al gruppo Poltrona Frau.

Fondata a Meda nel 1927 dai fratelli Cesare e Umberto, l’azienda ha sempre effettuato ricerca per essere all’avanguardia nel settore dell’arredamento contemporaneo. Dal 1964 all’interno della sua collezione si trova la sezione “I grandi maestri”, in cui compaiono collaborazioni come quelle con Le Corbusier, Pierre Jeanneret, Charlotte Perriand. Il rapporto con gli architetti inizia presto e proprio la collaborazione con Gio Ponti determinerà la direzione dell’azienda, che sempre è stata parallela ad un’attività di ricerca di tecnologie sempre nuove e stili che potessero influenzare il comportamento e gli stili di vita delle persone.

Così Renato De Fusco nel suo libro Storia del Design, riguardo a Cassina: “erede della migliore tradizione dell’industria del mobile lombarda, il cui catalogo pur essendo eclettico – presentando più di una tendenza progettuale, dal recupero del Maestri alla proposte più avanzate – tuttavia non genera confusione, presentandosi ogni linea per sezioni”.

Attualmente è vincitrice di tre Compassi d’Oro.

La creazione di capolavori dell’artigianato

Il rapporto tra l’azienda e il designer è lungo e proficuo. Bellini ha raccontato la maestria degli artigiani di Cassina, perché solo grazie ad essa alcuni lavori giunsero a realizzazione. Non ci soffermeremo su tutti i singoli elementi d’arredo disegnati, prodotti e tuttora sul mercato, ma su una serie in particolare, la CAB. “Questa famiglia è frutto di una riflessione sui significati profondi e i valori semantici degli oggetti d’arredo” dice la stessa brochure della collezione. Il loro concept è molto semplice, questi oggetti sono progettati come prolungamenti del corpo. Struttura in tubolare d’acciaio, imbottitura a rivestire in cuoio. Proprio il confort delle imbottiture e del rivestimento in pelle sono i punti chiave di questi oggetti d’arredo, che racchiudono il lavoro di manifattura, l’artigianato delle cuciture che rende questi pezzi dei capolavori.

La CAB colse l’attenzione anche del MoMA, che la tenne in mostra permanente.

Solo una sedia con grande carisma ha la capacità di svilupparsi in un’intera famiglia”: dalla CAB Chair del 1977 siamo passati a Sgabello, Poltroncina con braccioli, Poltrona, Divano fino ad arrivare nel 2015 con gli ultimi pezzi. CAB Lounge e con la CAB Night entriamo nella camera da letto.

La MB Collection, un omaggio a un rapporto che dura da più di 50 anni

Il rapporto si consolida nel 2017 con il rinnovo di una scommessa: a esattamente 50 anni dalla prima volta viene riproposta la 932 MB1 QUARTET, che fu l’innovazione dell’imbottito classico, trasformando la stessa imbottitura nel prodotto d’arredo. Si tratta infatti di un’esasperazione: tolta la struttura interna, rimangono quattro cuscini indipendenti legati da una cintura passante esterna. Anche il rivestimento fu un’innovazione: per la prima volta infatti viene usato il tessuto degli abiti. Ora viene riproposta rinnovata nelle proporzioni, ancora in tessuto e in pelle, nella sua versione luxury. L’imbottitura è in poliuretano espanso e ovatta di poliestere.

Lo showroom di via Durini a Milano ha riservato uno spazio apposito alla sua esposizione e valorizzazione.

Oltre l’arredamento: Kar-a-sutra

In occasione di una mostra del 1972 sul design italiano (Italian Style) in contrapposizione al design internazionale (International Style), denominata “Italy: the New Domestic Landscape” e tenutasi al MoMA di New York, Bellini fece esporre questa concept car realizzata in collaborazione con Cassina.

Il prototipo è l’espressione del movimento di cui Bellini è uno dei rappresentanti: razionalismo italiano, con influenze derivanti dal Bauhaus e ricordi del modernismo con la struttura in acciaio e vetro.

La contrapposizione è con il design radicale, i concetti irrazionali di velocità e potenza dei motori, in quel momento di tendenza in Italia. L’auto è perciò priva di personalità, volta solamente alla funzionalità e a massimizzare l’abilità. Il nome ironizza infatti le vaste possibilità per i passeggeri di relazionarsi all’interno. La comunicazione in realtà è diretta anche verso l’esterno grazie ad ampie vetrate e la uminosità conseguente dell’abitacolo che tengono i passeggeri in contatto costante con il mondo e una struttura semplice dell’abitacolo.

Kar-a-sutra è definita il precursore della monovolume in Italia e nel 1973 ricevette il premio Bolaffi e si conferma simbolo dello stile italiano: designer e azienda che collaborano e sperimentano insieme, dando voce alle avanguardie.

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