Minimalismo

Per quanto io non mi sia mai sentita tale, questa cosa del minimalismo mi ha sempre affascinata. Ricordo ancora la prima volta in cui son stata da Minotti Cucine* e il mio stupore. È stata una visita bellissima, amo quando una persona dell’azienda spiega con passione la filosofia del proprio brand, adoro immergermi nei loro perchè, nelle loro storie di forme e materiali.

Il design è una cosa bellissima e risolve un sacco di problemi della vita quotidiana delle persone.

La mia reazione di fronte a tanto minimalismo però è stata: “In cucina voglio vedere i barattoli con le spezie, son queste piccole cose che fanno di un ambiente… casa”.

Per chi non le conoscesse, queste cucine hanno molte particolarità ma le due che spiccano sono il rivestimento in pietra (e le cerniere very strong) e il fatto che si possano completamente chiudere, fino a sembrare non più un cucina ma una parete armadio. Ovviamente vi sto spiegando in soldoni ciò che concerne a questo post.

E sì, quando dopo qualche mese siamo stati in visita in azienda i miei dubbi son stati confermati: a provocazione è stata disegnata anche una cucina senza fornello. Queste cucine vengono comprate da chi la cucina non la usa, ovviamente. Quindi chissenefrega delle spezie, no?

Il minimalismo (se vogliamo tralasciare la lussuosità del rivestimento) è il punto di partenza della concezione di questo tipo di design, tanto che quando ci è stato raccontato, da chi l’azienda la vive da sempre, ha nominato Loos come una delle fonti d’ispirazione.

Bene, il passo successivo è stato quindi prendere il mano “Parole nel vuoto” di tal architetto appunto e iniziare a leggerlo. Purtroppo non è riuscito ad assorbire la mia attenzione fino alla fine e, distratta da esami e scadenze, l’ho abbandonato. Ho rimandato quindi nuovamente il mio giudizio, la mia posizione rispetto a tal movimento, a tal pensiero.

Preciso che sono una che adora i colori, le carte da parati, le forme sinuose, i materiali caldi al tocco, i significati insiti delle cose, i dettagli insomma. Che cosa c’è di minimalista in tutto ciò? Nulla, sembrerebbe.

L’altra sera però, ho deciso di guardare un documentario su Netflix. Mi son lanciata su “Minimalism: A Documentary about the important things”.

Risultato? La prospettiva mi è sembrata molto diversa e la parola MINIMALISMO ha preso una nuova accezione nella mia testa.

Minimalista è colui che vive con solo ciò di cui ha bisogno davvero, chi non sta alle regole del consumismo. Fu così che mi scoprii di essere minimalista da sempre (a parte per il menù del cenone di capodanno). Ne son così dentro che non me n’ero nemmeno accorta. Ho vissuto così da sempre.

Per anni non ho avuto la TV e anche ora che ce l’ho non la uso (eccezion fatta per l’oroscopo di Fox, che non può mancare!)

Abitavo in centro e non avevo una macchina: non mi serviva.

Ad ogni cambio dell’armadio ciò che non ho usato in quella stagione lo regalo.

Non conosco nessuno che lo faccia, ma ho sempre pensato che fosse l’unica cosa sensata. Per quale motivo dovrei tenere un capo che non ho usato per sei mesi (che con i sei dell’altra stagione, diventano almeno un anno e mezzo)? E perché buttarlo, se ancora in buono stato?

Prima di comprare qualcosa mi chiedo sempre se mi serve, se non ho già qualcosa con la stessa funzione. In modo quasi ossessivo, tanto che qualcuno mi disse di rilassarmi e concedermi qualcosa di più.

Le uniche cose di cui abuso e che non riesco a buttare (oltre a cibo e vino) son libri e riviste. Dovreste vedere la mia stanza: è praticamente fatta di carta.

La mia wishlist di quest’anno appena iniziato ha tantissimi viaggi (e gli occhiali da vista di quelli che con il sole diventano scuri, che son così comodi e risolveranno il dilemma occhiali-lenti a contatto!). Viaggi che farò, in un modo o nell’altro.

La lista dei miei obiettivi dell’anno riguarda il lavoro che voglio fare, gli sport a cui mi voglio avvicinare, gli strumenti che voglio iniziare a strimpellare e i concerti a cui non voglio mancare.

Ok, ma quindi? Perchè questa parola mi appartiene o no in base all’ambito di cui stiamo parlando? Non dovrebbero essere diverse sfaccettature di un unico pensiero? Questo minimalismo mi piace o non mi piace? È una filosofia che mi si addice o no?

Ho ripreso in mano gli scritti di Loos, stavolta con più convinzione… ai posteri l’ardua sentenza!

*oltre alla filosofia del minimalismo, Minotti Cucine è un brand che a me piace molto, che lavora con serietà, è molto aperto verso gli studenti (che non è così scontato). Ho proposto prodotti di quest’azienda nei miei progetti e continuerò a farlo, ogni qualvolta si incontri con il concept dell’ambiente che stiamo creando.

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