Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale

Lo so, non son sempre stata brava quest’anno.

E’ stato un anno importante, faticoso.

Ho preso tante decisioni, rivoluzionato la mia vita, ricambiato strada. Son tornata sui miei passi e sono stata accettata con gioia. Ho preso una direzione lavorativa, l’ho affrontata, portata avanti nel modo migliore che potessi e che si potesse fare.

E nonostante non stia lavorando al momento, proprio per la direzione presa mi sento molto più realizzata di tutti i Natali passati. Ho finalmente la coscienza a posto, mi sento di aver fatto qualcosa di buono e ho fatto pace con le mie esperienze trascorse.

Ho fatto le mie mosse, ora mi posso godere le vacanze.

E’ stato un anno pieno di regali, di persone che hanno avuto un impatto importante, regalandomi qualcosa di me stessa. Ne ho conosciute tante di belle, che porterò con me.

Altre se ne sono andate, non han capito le mie scelte, non eravamo in questo momento compatibili. Il tempo capirà e chiarirà.

Altre son tornate a far parte della bellezza delle giornate, delle settimane, dei mesi…

E dio solo sa quanto ringrazio Whatsapp, Facebook, Instagram, Google per dare la possibilità di mantenere così facilmente i rapporti umani anche tra persone fisicamente lontane.

E’ il primo anno in cui il periodo natalizio per me non vuol dire lavoro. Anzi, il mio nuovo inizio lavorativo è ritardato proprio da questo periodo. Allora via con i piani: recupero degli articoli indietro, 100 pagine al giorno del manuale di 3ds Max e stress ulteriore. E’ quello che volevo? No.

Penso di potermi anche rilassare e godere questo periodo con la famiglia, gli amici e chiunque ne voglia far parte.

Quest’anno ho avuto a che fare per la prima volta nella mia vita con la morte. Entrambe le occasioni son state intrise di dolore e sofferenza prolungate, in entrambe le situazioni l’esasperazione è stata tale che la morte è diventata un desiderio, perché indietro non poteva tornare.

Quando hai a che fare con qualcuno che sta male la sua sofferenza ti entra dentro, s’insinua nelle ossa. E più le ore passano e più ti senti tu stesso sofferenza. Soprattutto quando la speranza non c’è, quando chi sta male è così incazzato che ti chiede di morire, quando una lacrima diventa la comunicazione più intensa che hai avuto con quella persona in 28 anni.

In uno dei due casi mi son trovata a dover decidere di mettere la parola fine a quel dolore, a quel lamento continuo ancora così forte. Mio fratello aveva già deciso, aspettava che digerissi anch’io anche se era già ovvio che era l’unica soluzione ad una morte molto lenta e ancor più dolorosa.

Così per due volte quest’anno mi son trovata a guardare pance che si alzano ancora per il respiro, a vegliare nel sonno il suo rumore. Per terra su un tappeto o su una sedia in ospedale.

Così questo natale la cuccia vicino alla stufa non ha più la sua regina e il capotavola al pranzo di natale sarà intriso di tristezza e nostalgia. Ma due angeli nuovi sono a vegliare noi.

Nella seconda parte dell’anno ho sperimentato la solitudine, la noia, la malinconia, la nostalgia. Ci sono entrata, ho scavato, son risalita, ricaduta e ci ricadrò ancora. È difficile stare soli.

Sono una persona fortunata.

Mio padre ha fatto la lista delle cose belle e brutte di quest’anno. Ha messo il mio ritorno a casa in cima a quelle belle.

Ho già ricevuto anche troppi regali quest’anno, perciò auguro un Buon Natale a te, come a tutti quelli che leggeranno questo post!

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2 pensieri su “Caro Babbo Natale

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