La stazione ferroviaria

Questa settimana ho preso il treno sei giorni su sette. Ormai son ben organizzata: scrivo, lavoro, leggo, ascolto la musica, ricerco informazioni per i miei prossimi viaggi… Tra una settimana ho la consegna del progetto finale del mio master e il lavoro con il blog va alla grande (anzi alla grandissima, come direbbe qualcuno). Tenderei ancora a stressarmi, invece che gioire di questo momento. Ma sto migliorando notevolmente. I livelli di stress che raggiungevo con l’uni son solo un lontano ricordo.
Questa settimana sono stata a Verona a Marmomac e a Bologna per Cersaie, entrambe fiere sui rivestimenti. Entrambe bellissime, io amo le fiere. Son stata a Milano per una notte e a Treviso per parlare del blog. Ci son molte novità in arrivo per Ti consiglio un posticino.
Oggi però è di un’altra cosa che vi volevo parlare: le stazioni ferroviarie.
Ogni volta che tornate in una stazione vi prende un ricordo. Ci son città in cui avete molti ricordi, ma ce n’è uno in particolare che la caratterizza. Per esempio, se penso alla stazione di Lucca mi torna alla mente la prima volta in cui son andata al Lucca Comics, a quel grandissimo numero di persone che c’era e che le forza dell’ordine controllavano che nessuno attraversasse i binari per uscire di lì più velocemente.
Se penso alla stazione di Roma (non ricordo esattamente quale, era il 2013 e arrivavo con Italo) ricordo un diluvio molto forte e il mio amico Stefano che è venuto a prendermi diceva che era sicuramente un temporale troppo forte per la città.
Vado spesso a Verona per il master, ma il ricordo è di quel sabato sera in cui stavamo per perdere l’ultimo treno che c’era per tornare: la stazione è davvero distante dal centro! Ieri invece son stata per la seconda volta a Treviso e ricordavo esattamente che avrei dovuto fare il sottopassaggio per ritrovarmi sul corso che porta al centro, per non sbagliarmi. In realtà semplicemente l’altra volta pioveva a dirotto e cercavo gli escamotage per non bagnarmi!
Altra stazione veneta: Venezia Mestre. Da lì son uscita solo una volta, da piccolina, quando con Lia (la mia amica blogger, con cui stiamo anche pensando di scrivere qualcosa insieme… stay tuned!) siamo andate a vedere un live di Marco Castoldi, in arte Morgan. Ma il ricordo sulla stazione è un altro: 1 settembre, tornavo da Treviso (la prima volta) e scendeva un altro nubifragio che con la grandine ha fatto parecchi danni nelle campagne. Ma nonostante il rumore della pioggia, dei treni in arrivo e in partenza e gli annunci dagli altoparlanti, io stavo al telefono con Pi, che mi prendeva in giro sul fatto che dovesse andare ad un matrimonio riguardante qualcuno di Vogue Brazil. E dato che per me lui è una scoperta continua e io sono una sognatrice credulona… per una buona oretta non ho dubitato della veridicità di quest’informazione. Proprio su quel binario mi confermò però che anche per lui è solo un sogno.
Pisa… beh. Ovviamente ricordo la prima volta in cui ci andai da sola e scesi di lì disorientata, con un sacco di soldi in contanti che mi ero sudata lavorando alla fiera di Padova e con cui avrei pagato non ricordo cosa all’agenzia per l’appartamento. Avevo appuntamento da loro molto piú tardi e quindi per un pochino ho vagato per la città cercando un posto dove mangiare. Il trolley trainato per Corso Italia faceva davvero un gran rumore. Quanta tenerezza a pensarmi in quel momento, eppure erano solo tre anni fa. Pochi mesi dopo, proprio in quella stazione persi il portafoglio per la prima e unica volta (incrocio le dita!).
Da un lato all’altro della mia vita: Padova. Pi sarebbe passato di lì a prendermi e saremmo andati al mare, giusto per quella notte. Avevo organizzato io e su consiglio di Monica saremmo andati a Caorle. Son quindi andata lì col bus da casa mia, era solo un luogo di ritrovo. Nel mentre che aspettavo però mi son seduta sulla panchina del binario 1 e guardavo la gente che arrivava e partiva. Poi mi ha chiamata Valentina per decidere delle cose del progetto a cui stavamo lavorando, sono uscita e ho riconosciuto Pi proprio dal suo modo di camminare, da distante.
Sulla stazione di Milano non ho grandi ricordi se non quello legato a Questioni di sguardi, a tanti arrivi stanchi e partenze ancor piú stanche. Ma so che mi rifarò presto.
Ora sto arrivando alla stazione di Bologna e proprio in un arrivo come questo lunedì non ho avuto un ricordo, ma un vero e proprio déjà-vu, legato all’arrivo della nostra gita a Riccione (che poi in realtà era a Montescudo, ve ne parlerò a breve su Ti consiglio un posticino!).
Dicevo, quando son arrivata lunedì la stazione era inondata di sole come quel giorno e quando ho fatto le scale per andare verso l’uscita al piano superiore ho rivisto lui lì ad aspettarmi. Per qualche secondo mi son sentita esattamente come in quel momento, ho sorriso e mi son goduta quella sensazione di gioia nuovamente. L’ho sentita sulla pelle, come se davvero la sua macchina fosse lì fuori pronta per partire e io avessi portato il CD dei Thegiornalisti da ascoltare.
Poi son tornata alla giornata che era davvero, con le mie amiche designers che mi aspettavano con un buon cornetto integrale per prendere l’autobus e andare al Cersaie a vedere tantissime cose belle insieme, con tutta la nostalgia di questo momento, del master che sta per finire e l’incertezza e l’eccitazione per il futuro.

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