L’arrivo

Al tramonto arrivammo a questa casa in mezzo alla pineta.
Una donna sta uscendo dal cancelletto e le chiediamo se siamo nel posto giusto. Lei ci sorride e ci accompagna dentro, dalla signora.
Ci accoglie con un sorriso. È piccolina, curvata dall’età. Ma quegli occhi azzurri svegli rivelano una lucidità d’animo che il modo incerto di camminare non lascia intuire.
Si occupa di tutto lei: il campo, i gatti, la vigna, le caprette, le gestione delle case.
Si presenta, ci chiede se abbiamo fatto un buon viaggio.
Ripensandoci, non so nemmeno se ci fosse traffico o meno, non so che strada abbiamo fatto… non so dove siamo. Ero troppo presa dalle nostre chiacchiere.
Possiamo essere ovunque nel mondo, è un posto bellissimo.

Ero a S. Quirico d’Orcia, in un bar a rielaborare le emozioni del blogtour appena terminato. Lo aspettavo, ma non sapevo esattamente dove fosse. E improvvisamente, era davanti a me, sorridente e bello come sempre.

C’è un tramonto strano, fa molto caldo e c’è questa foschia che rende molto tenui i colori solitamente forti che fanno capolino al crepuscolo. Siamo immersi in questa aurea azzurrina dell’imbrunire, che tende al violetto. L’atmosfera è soffice, senza tempo. Gli unici rumori che si sentono son quelli della natura.

La signora mi spiega il meccanismo di apertura e chiusura del cancello per stasera, mentre lui entra con la macchina e parcheggia vicino al nostro appartamento. Ne approfitta per scaricare le nostre cose, io sto con lei.
Ha voglia di scambiare due chiacchiere informali, fare due passi e sfogarsi sulle piccole cose della giornata: c’è di nuovo la figlia di quegli inquilini, i fichi che vanno raccolti altrimenti è troppo tardi, il cancelletto della stradina che va alla spiaggia è aperto.

Ci avviciniamo quindi per chiuderlo e si apre davanti a me una vista mozzafiato. Oltre alla pineta che scende, si vedono la penisola che entra nel mare e la città che lo guarda. Le sue luci arancioni sono già accese, come quelle più nitide delle barche sparse. Ma è il contrasto di questo momento: quando il sole ci lascia e va a farsi un tuffo, noi ci prepariamo a quella romanticheria che è la notte.

In silenzio, ammiriamo. Non ci abituiamo mai alla bellezza della natura, dei paesaggi, delle luci.
Non dobbiamo.

Poi riprende a parlare, mi spiega come scendere alla spiaggia, mi racconta dei gatti che ci son lì.
Intanto ci avviamo verso la casa, lui ci sta raggiungendo e ci chiede com’è la vista.
Gli sorrido, lo ringrazio per i bagagli.
Gli sorrido, perché è tutto apposto e il suo sguardo sta cercando di capirlo. O almeno, questo è quel che penso di leggerci io.

La signora ci offre dei fichi direttamente dall’albero, la ringraziamo e ci congediamo.
Prima di entrare in camera, vado a salutare le caprette e mi fermo a riguardare il cielo del tramonto che si scorge dalle viti.

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