Io vado a correre!

Dopo un paio di mesi di stop dovuti ai vari cambiamenti che ci son stati nella mia vita ultimamente, stamattina ho ripreso finalmente ad andare a correre.

Ho sempre odiato “andare a correre”.

Per questo ho sempre giocato a pallavolo, dove la corsa è solo una piccola parte del riscaldamento.

I 30 anni però si avvicinano e dopo un po’ di dolce far nulla ho iniziato a rendermi conto che se volevo vedermi come ho sempre desiderato avrei dovuto iniziare a impegnarmi da subito, senza aspettare oltre, perché il tempo passa per tutti, quindi anche per me. Ma non ero ancora abbastanza convinta.

Piano piano è nata in me la convinzione di voler diventare una persona più produttiva. Grazie ad un libro ho iniziato a lavorarci su e ho capito che anche l’aspetto sportivo sarebbe stato importante e influente.

Potevo scegliere qualsiasi cosa e continuare a raccontarmi scuse. Oppure potevo affrontare tutte le mie paranoie personali e decidere che avrei iniziato proprio dalla corsa. Sarebbe diventata la mia abitudine, sarei arrivata ad apprezzarla, e ci sarebbe stata una cosa in meno nel mondo per cui mi sentivo inadatta. Sarei diventata una di quelli “che vanno a correre”, a cui ho sempre guardato come se fossero degli alieni.

Ci son riuscita. Non immaginatevi grandi risultati, semplicemente avevo preso l’abitudine di impostare la sveglia molto prima, rispettarla, indossare le scarpe e andare a correre. Non ho mai fatto tanti chilometri, però andavo quasi tutti i giorni. E soprattutto MI PIACEVA. Ho imparato ad apprezzare quella fatica, a riconoscerla e a non farmi più spaventare dal dolore, a continuare a correre e a sentire l’adrenalina che scorre. Ho affrontato i miei blocchi, i miei “non ce la faccio”. Ho portato a termine i piccoli obiettivi che mi ponevo.

Ho assaporato quella sensazione di stanchezza che invade il corpo, la soddisfazione di aprire l’acqua della doccia dopo aver affrontato le mie sfide.

E’ stato un primo passo, bellissimo. Sentivo che stavo facendo qualcosa di molto bello per me e il mio corpo e la mia mente mi ringraziavano.

Purtroppo ho perso questa buona abitudine insieme alla serenità nel periodo del trasloco, quando passavo metà settimana a Pisa (dove lavoravo) e metà a Padova (dove cercavo di recuperare lo studio). Scatoloni da fare, scatoloni da svuotare, mi son lasciata andare. Ma non ho dimenticato: ho solo premuto il tasto pause per non stressarmi ulteriormente con il pensiero delle cose che avrei dovuto fare e ho aspettato tempi migliori.

Non avevo quindi ancora aperto del tutto gli occhi quando stamattina mi sono affacciata fuori di casa con i pantaloncini, la magliettina e le scarpe. Ero già in ritardo secondo i miei piani e non ho fatto chissà che corsa, però mi è piaciuto immergermi nella natura di questa zona.

E’ molto bello riprendere a fare una cosa che facevi perché inizi automaticamente a fare paragoni, accorgendoti di quante cose son cambiate nel frattempo.

Mi son ricordata che quell’ora scarsa è un’ottima occasione quotidiana per riflettere e sentire la propria vocina interiore e che ora non ne ho più bisogno di ricavarmelo apposta quel tipo di momento, grazie all’assenza dello smartphone (siamo ormai a due settimane!).

E proprio a questo riguardo una delle ultime volte prima che smettessi, forse addirittura l’ultima, ho ricevuto un regalo bellissimo.

Era quel periodo in cui ero ancora in quella enorme casa da sola ma era già scoppiato il casino con il mio ex (il Simo presente in tanti, tantissimi di questi post) che poi ci ha portati alla rottura definitiva. Sua mamma doveva venire a casa a prendere delle cose ma io ero troppo arrabbiata con tutta la situazione per affrontare in modo costruttivo chiunque, così sono uscita avvisando che non ci sarei stata. Come sempre quando uscivo in tenuta sportiva, ho lasciato il telefono a casa.

Mi son trattenuta fuori molto più del solito e mi son voluta godere la natura di quel posto lungo il Serchio.

Dopo un po’ che correvo sono arrivata in un pioppeto curatissimo, dove tutto il polline volava leggero leggero. Il verde di quel luogo, illuminato dal sole mattutino di maggio, era in quel momento la cosa più bella che avessi mai visto. Mi sono addentrata approfittando di un vialetto di bambù schiacciati a terra probabilmente dai proprietari di quel posto e il colore del fiume si è aggiunto a quella visione paradisiaca. Son rimasta lì, immobile, in mezzo a quella nevicata di polline ad ascoltare gli uccelli che cantavano e si raccontavano le loro avventure per una buona mezz’ora. La natura ricarica, rigenera.

Poi son tornata a casa. Non ero ancora pronta a riaffrontare la bufera sentimentale che quella casa rappresentava, ma avevo qualche energia in più.

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2 pensieri su “Io vado a correre!

  1. Firstime In Boston ha detto:

    Alla tua età (non sono molto più vecchio) facevo 6 km al giorno. La corsa era una sorta di momento tutto mio, dove riflettere, immaginare, ascoltare musica a volume proibitivo e sfogarmi. E a volte mi è capitato ciò che descrivi, cioè trovarmi in qualche luogo in cui valesse la pena fermarsi 🙂

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