I Love Mirò

Sono arrivata a Bologna dopo giorni difficili, senza il mio quadernino (ormai famoso) per gli appunti, così ho colto l’occasione per comprarne uno con un’opera dell’artista in copertina. Poi però il mio quaderno di Miró si è nascosto tra le brochure usate per gli esami di design per qualche settimana e solo oggi è ricomparso. Mi ha semplicemente dato la possibilità di metabolizzare le nozioni e le emozioni apprese alla mostra? Ritrovare i miei quaderni e rileggere gli appunti presi, anche a distanza di qualche giorno è sempre una sensazione favolosa.

Di Mirò mi sono innamorata la prima volta che ho visto le sue opere. Quando sono andata alla sua Casa (la Fundaciò Mirò a Barcellona) son rimasta imbambolata a leggere tutte le descrizioni, ad ascoltare l’audio di ciascuna opera perché volevo cogliere tutto. Son stata ore a guardare i suoi colori, i suoi segni, a capire il linguaggio di quelle linee curve.

Ho capito che ero io.

Dopo due mesi ero da una tatuatrice di Pisa a farmi riprodurre una di quelle opere su un braccio. Lo so, non è normale, anzi. A mia discolpa posso dire che non è il mio primo tatuaggio e che quindi la paura del “per sempre” sulla pelle l’ho già passata. E’ il più visibile, quello sì, e forse inconsciamente è proprio un messaggio che voglio trasmettere.

Finora son poche le persone che hanno riconosciuto la mano di Mirò. Non è una delle opere più famose però ci son tutti gli elementi che lo contraddistinguono e lo rendono inconfondibile ed è ogni volta una grande gioia. Una volta una ragazza si è fermata a guardarlo “Ma tu hai un’opera d’arte sul braccio… aspetta, è uno degli artisti preferiti del mio ragazzo!” ed ha iniziato a chiamarlo.

Tanti mi parlano e buttano l’occhio, capiscono che è qualcosa di particolare ma hanno paura di fare brutta figura. Altri iniziano a sparare nomi a caso per cercar di fare bella figura e sì, apprezzo lo sforzo 🙂

Tornando al nostro discorso, è difficile spiegare a parole perché Mirò mi piace così tanto. Sono le emozioni a farti legare ad un artista. Io mi informo, leggo, ricerco quasi in maniera ossessiva e spesso mi arrabbio con la mia memoria perché non mi sembra abbastanza agile. Ma la sto allenando. Non c’è una cosa da me scoperta su quest’artista che non mi sia piaciuta. E alcuni lati di lui e le sue opere messi in risalto nella mostra a Palazzo Albergati a Bologna, di cui dopo aver finalmente ritrovato il mio quadernino nuovo parlo qui, nel blog degli amici di Ti consiglio un posticino, me l’hanno fatto piacere ancora di più. E’ davvero una bella mostra, andateci 😉

Quando guardo un’opera di Mirò inizio a seguire una linea, che mi prende dal petto e mi trasporta in mezzo a quel turbinio di colori e di forme, che ha un significato preciso, è un vero e proprio linguaggio. E’ un mondo più semplice, più colorato e senza filtri. E io volo, entro in quella dimensione… surreale.

E ci sto bene.

Per questo motivo ho voluto imprimermelo sulla pelle. Perché sto aspettando quel giorno in cui starò parlando con una persona di arte, di architettura, di surrealismo, di viaggi, di studi e di sogni. Sarà un discorso bellissimo e stimolante ma non ci conosciamo e dopo un po’ mi dirà che tutta la sua passione nasce dalla pittura. Io in quel momento avrò il braccio coperto ma alla mia domanda “E chi è il tuo artista preferito?”, indovinate quale dovrà essere la sua risposta?

 

Definizione di Bruno Munari:

“La fantasia permette di pensare a qualcosa che prima non c’era, senza alcun limite.”

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