Oggetto ritrovati: La spilla

Sistemando le mie cosine tra i beauty case ho trovato una piccola spilla che non ho mai usato e mai userò, ma custodisco gelosamente. Capita anche a voi di avere degli oggetti che tenete solo perché vi ricordano un momento importante?

Vi racconto la storia di questo piccolo ricordo.

Quando son tornata dalla mia stagione in Grecia, ho deciso di fare il grande salto: son rimasta a vivere fuori dal mio guscio familiare. Soprattutto volevo realizzare un piccolo sogno che avevo, vivere in centro città, poter uscire a piedi o in bici e aver tutte le comodità a misura d’uomo. Uscire dall’appartamento e trovarsi in mezzo alle persone. Sono cresciuta in un quartiere residenziale di un paesino e questa realtà opposta mi ha sempre attratto.

Avevo due soldini da parte visto lo stipendio che avevo in Grecia ma non sapendo come sarebbe andata al mio rientro in patria ho preferito andare in una casa condivisa. La posizione era ottima: quando aprivo le finestre della camera vedevo la mia facoltà, Ingegneria, appena dall’altra parte della strada. La stanza dove dormivo però, era divisa con due compagni di corso. Uno era di quelli perfetti: studio e calcetto, vita sociale limitata e ottimi risultati in tutti gli ambiti della sua vita. L’altro invece era più come me: un po’ cazzone ma si impegnava. È stato un inverno fantastico, fatto di risate, festini, nottate di studio. Stefano era come un fratello e non potete immaginare quanto tempo abbiamo passato a guardare video idioti su Youtube. Il nostro programma preferito era Fuori Frigo, avete presente? Quello con Fabio Alisei, Paolo Noise e Wender.

L’appartamento lasciava molto a desiderare: arredamento vecchio e ormai usurato, caldaia che scoppiettava, spifferi ovunque. Durante l’inverno ha iniziato a piovere in bagno dal soffitto, son venuti dei muratori a sistemare ma hanno lasciato un buco aperto nel muro “per asciugare” dal quale uscivano gli scarafaggi di notte. Anche il fornello ci ha dato parecchi problemi e una volta fatto un controllo abbiamo scoperto pezzi non a norma da molti anni. La situazione quindi era di forte disagio.

Sapevo benissimo che non sarei potuta rimanere lì a lungo ma finché non avevo un lavoro fisso e dovevo finire di studiare non avevo alternative. Da qualche parte bisogna pur partire. E a me anche quel posto andava bene, mi bastava sentirmi felice.

Oltre a Stefano e Juan, in quella casa c’era anche Milica (è serba, si legge Miliza). Io e lei abbiamo legato subito, anche perché nel weekend rimanevamo sempre lì da sole. Milica aveva però un problema: il disordine. E il disordine a livelli come i suoi ha un ulteriore disagio: la sporcizia. Tralasciamo la sua biancheria sopra il divano in salotto, che non toglieva nemmeno quando avevamo ospiti, essendo lei praticamente l’unica che cucinava (Juan era sempre fuori, io e Stefano alternavamo pasta all’olio e pepe al kebab e la pizza) lasciava sempre la cucina zozza: forno sempre pieno, lavandino con pentole sudicie e fornello con pentole usate.

La cosa peggiore era la centrifuga: non la sciacquava mai e ogni giorno centrifugava sui resti del giorno precedente. Inutile specificare che i moscerini ormai facevano così parte della casa che loro stessi si son proposti di pagare l’affitto.

Tutto il quadretto era molto bizzarro, l’inverno è passato ed è arrivata la primavera, la nostra casa era frequentata costantemente dagli amici di tutti noi e io son riuscita a passare due dei miei tre ultimi esami. Quando ho iniziato a pensare alla tesi e preparavo l’ultimo esame, qualcosa si è incrinato.

È arrivata l’estate, Juan tornava spesso alla sua casa e da luglio non c’è più stato, Stefano si stava per laureare e stava fisso dalla sua ragazza. Son rimasta io con Milica, che ha fatto venire una sua amica che aveva bisogno di un posto per un mese, occupando la stanza dove pensavo d’esser rimasta da sola.

Non mi son mai tirata indietro nell’aiutare le persone e vivere in situazioni particolari, con gente estranea ormai non era più una novità.

Io lavoravo tutte le sere in un bar e dato che tornavo tardi ma spesso ancora con l’adrenalina in circolo, mi mettevo a studiare ascoltando Lana del Rey fino all’alba. Passavo la notte a calcolare le fognature. Poi dormivo, mi svegliavo e ricominciavo a studiare, andavo a lavoro con la bici di Stefano e avanti così. Non riuscivo a passare l’ultimo esame che mi mancava alla laurea e questa cosa mi stressava molto. Avevo un ragazzo che faceva l’addestramento con i paracadutisti a 300 km di distanza e oltre a vederlo due giorni a settimana (forse) non potevamo sentirci. In confronto all’estate precedente a Mykonos, dove sì lavoravo 12 ore al giorno, ma Mykonos è sempre Mykonos, questa era proprio tutt’altra cosa.

Son stata a trovare la mia famiglia qualche giorno e quando son tornata la situazione nell’appartamento era insostenibile: la cucina sembrava un campo di battaglia, non un piatto pulito, il tavolo pieno di pentole usate e latte spanto che gocciolava sul pavimento. Attorno alla centrifuga una nuvola e un rigagnolo che scendeva lungo la credenza, verso il terrazzino. Nessuno era in casa e io non mi son permessa di mettere le mani. Per fortuna avevo già pranzato. Ho scritto un messaggio alla mia coinquilina e mia ha risposto che era al mare e non aveva avuto tempo di pulire.

C’erano già state altre discussioni a riguardo che purtroppo non hanno impedito l’arrivo del punto di rottura. La sera stessa ho deciso di andarmene, la proprietaria di casa stessa mi ha dato la disponibilità di un altro appartamento. Di sicuro la scelta è stata impulsiva, di petto e senza valutare i pro e i contro, dato che avevo comunque già una buona possibilità.

Sapevo però che stavo per fare la cosa giusta per me, avevo bisogno di liberarmi di quella situazione così opprimente ormai. Le circostanze erano peggiorate troppo velocemente.

Ho fatto le valigie quindi con le poche cose che avevo, sono andata a casa dei miei e ho preso in prestito la macchina. Quando sono uscita di casa l’ultima volta mi son sentita tutta la stanchezza addosso e le spalle pesanti. Tutti i dubbi dell’ultimo anno erano riaffiorati. Avevo sempre fatto la scelta giusta? Avevo pensato in modo sano a me stessa? Una volta arrivata sul marciapiede mi son girata per chiudere il portone e ho notato una cosa che brillava per terra.

Era una piccola spilla, con la scritta “Medal of Honor”. L’ho stretta tra le dita e con un sorriso ho guardato la luce accesa nel salotto dell’appartamento, per l’ultima volta così da vicino.

 

“Anche un viaggio di mille chilometri inizia con un passo”

Dopo un paio di mesi sono arrivata a Pisa, ma questo è un altro capitolo della storia.

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