Lei, Sole

“Ciao, ti va di venire a fare un gioco con noi? Ci manca un ragazzo.”

Era lei, la mia estate.

Era il giugno dei miei 16 anni quando nonna è caduta rompendosi una spalla. Dato che d’estate non c’era la scuola e mi consideravano ancora troppo giovane per lavorare, scelsero me per andare a vivere da lei e aiutarla, soprattutto durante il mattino, quando zia non c’era. Voglio tanto bene a nonna e al pensiero di aiutarla ero ben contento, un po’ meno di abitare nella campagna toscana. Per fortuna, a 5km di bici da lì c’era anche la spiaggia.

Da qualche giorno nel pomeriggio prendevo la bici e andavo alla spiaggia: correvo, lasciavo la bici, toglievo la maglia e mi buttavo in acqua. Stavo un po’ in ammollo, un po’ di acrobazie su una o due mani e uscivo. Mi asciugavo al sole e risalivo a casa. Se non salutavo non si accorgevano nemmeno che mi ero allontanato. Non conoscevo nessuno e non mi interessava. Mi bastavano l’estate, il caldo, il sole e un po’ di mare. Gli unici amici che avrei voluto erano Gionny e Paolo, quelli del mio paese, ma loro erano con i genitori in Puglia e in Calabria. Quindi per me, aspettare al paese o aspettare da nonna era uguale. Però cercavo di farmela passare nel miglior modo possibile. Ero entrato in questa routine di sveglia presto e nanna presto, per lo più i ritmi della nonna. Era una specie di torpore in linea con la natura e anche (abbastanza) solitudine. Ma stavo bene così.

Un giorno di luglio, ero steso al sole ed aspettavo di asciugarmi. Pensavo a come ogni giorno il sole corresse da una parte all’altra del cielo. Qualsiasi cosa accada, lui ogni giorno fa il suo percorso, anche al di là delle nuvole. E’ decisamente un netto contrasto rispetto al nostro passare del tempo, allo scorrere delle cose che non tornano mai come prima. La nostra vita segue una linea curva, che però non incrocia mai se stessa, mentre il sole sì, torna ogni giorno allo stesso punto. Eppure splende sempre. Ne stavo assaporando il calore sulla pelle, che iniziava a pizzicare leggermente per via del sale, quando proprio l’oscurarsi del sole mi costrinse ad aprire gli occhi.

Era lei, piazzata in modo deciso davanti a me con un’altra ragazza e un ragazzo ben più giovane. “Dai, vieni!” mi sorrise l’altra.

Mi alzai e li seguii.

Quando mi stesi a letto più tardi quella sera, non avevo più sonno: i miei occhi erano spalancati. Guardavo fuori, verso le stelle.

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