Pokémon Go e… l’ispirazione vien vivendo!

All’indomani dell’ennesimo attentato, penso che tutti dovremmo parlare un po’ meno e riflettere un po’ di più. Ho già espresso il mio pensiero dopo l’attentato al Bataclan, nel mio secondo post di questo blog, e rileggendolo mi stupisco nel vedere che gli argomenti sono ancora molto attuali, sebbene siano passati diversi mesi. Perciò non per indifferenza ma per rispetto non parlerò nuovamente dell’argomento, che tutti dovremmo vivere un po’ più intimamente e meno di facciata, a colpi di condivisioni di foto strazianti. Sia questo che la strage appena successa in Puglia, di cui è stato già detto, scritto e commentato anche troppo.

Precisato questo, torniamo al clima più spensierato del blog, che vuole essere un momento di sorriso per chi legge!

In questi giorni mi è capitata una cosa poco piacevole, ho avuto il blocco dello scrittore. Volevo scrivere un guest post (che alla fine uscirà venerdì prossimo 22 luglio, ma non mancherò di avvisarvi!) per l’amica Roberta di Vieni via di qui, la stessa che aveva proposto di scrivere #LaMiaCasa, che poi è diventato un tormentone. Stavolta l’argomento è “Racconta la tua città”, in cui desideravo parlare di Pisa. Il problema è stato che volevo scriverne in un certo modo, raccontare certi aspetti ma… l’ansia si è impossessata di me non lasciandomi più ragionare. A volte succede, e in realtà a me anche troppo spesso. Vivo di pane e ansia! Per chi avesse qualche consiglio, vi prego, aiutatemi! Mi sto rovinando tantissime cose a causa dell’ansia.

A proposito del blocco dello scrittore invece, ho riesumato questo pezzo, che avevo scritto un paio di mesi fa, in un’occasione simile:

Volevo scrivere un post per il blog (che in questa veste mi piace tantissimo) ma quando ho trovato il tempo da dedicarci… niente. Avevo un’idea e la stavo sviluppando ma in modo freddo, in quel momento non riuscivo a sentire quell’emozione che mi ero appuntata e quindi a trasmetterla. Sono addirittura arrivata alla fine, per poi cliccare sulla croce rossa del foglio Word e non salvare il documento.

Non mi piaceva, perché rileggendolo non sentivo nessuna emozione. E se non la sento io che sto scrivendo, come faccio a trasmetterla a voi che leggete? Il mio problema con questo blog è proprio questo: non parlo di un argomento in particolare, una passione o insegno come fare qualcosa.

Scrivo e basta, perché la mia passione è scrivere.

Punto a trasmettere emozioni, questo è lo scopo. E se manca l’emozione alla fonte, non se ne fa nulla.

Allora mi è preso un po’ il panico e mi son messa a fare lavori manuali prima di andare a lavoro, perché ho capito che “l’ansia da prestazione” mi aveva fatto andare in pappa il cervello. Anzi, prima ho letto un paio di paginette di Ispirablogger di Silvia Ceriegi.

Tornando a ieri, ad un certo punto della mia giornata sono andata alla lezione di inglese. Mentre ero lì al PC che ascoltavo quello che dicevano gli intervistati in un negozio di dischi e che avrei dovuto ripetere, eccola arrivare: l’ISPIRAZIONE era arrivata! Grazie!

E allora giù sul quaderno mille appunti su una colonnina a destra. E’ stata una sensazione bellissima. Adoro il cervello, questo organo così strano, così complicato ma affascinante, che ci permette di fare mille cose.

Ecco, questo è veramente un post da diario personale. Ma alla fine che cos’è questo blog se non un luogo in cui io ci sto scrivendo quel che mi va?

Alla fine non l’avevo pubblicato, perché nemmeno questo nell’insieme mi aveva soddisfatto (queste righe sono solo una parte) però ora mi fanno davvero sorridere.

Posso dire di essere contenta, oggi, perché alla fine il post che son riuscita a scrivere mi piace molto e sono orgogliosa di esser riuscita ad intestardirmi contro la mia ansia da prestazione ed essere riuscita a scriverlo quasi come volevo.

Un’altra cosa che mi ha sconvolto in questi giorni è l’argomento di cui si è parlato ininterrottamente su qualsiasi piattaforma: l’arrivo di Pokémon Go, che da oggi è ufficiale in Italia, ma gira già da un po’.

Ok, è un gioco e come tale non è da giudicare se fa parte della vita delle persone. Io in ogni caso preferisco giochi come le carte o gli sport, per esempio, ma questi son gusti e anch’io passo ore davanti al PC e al telefono quindi non mi metterò a giudicare questo.

L’ho visto provare e davvero l’eccitazione che ti dà il “catturare” un Pokémon è tanta. Sono sicura che il fatto d’averlo visto due volte e per le stesse due volte c’è stato un Pokémon lì vicino pronto per esser catturato sia davvero una casualità e non fatto apposta per invogliare il giocatore a continuare la sua ricerca, giusto?

Ho sentito di gente che si è persa giocandoci, di cadaveri ritrovati e pedofili che sfruttano Pokémon abbandonati in luoghi appartati per adescare i ragazzini.

Ho appreso che per far schiudere le uova bisogna camminare 5 km (non so se per tutti o se per qualcuno di più o qualcuno di meno) e questo pare sia un bene. Continuo a sentir parlare di “realtà aumentata” per definire questo gioco e che è la prima volta (non la prima in assoluto, ma la prima che ha un largo seguito) in cui le persone vengono portate fuori di casa per giocare e non vi si chiudono dentro.

Bellissimo, fantastico quindi. La mia domanda però è: Perché abbiamo bisogno di una realtà aumentata per uscire di casa con la voglia di scoprire il mondo? 

Boh, io continuo a viaggiare e ad usare lo schermo per scrivere e fare foto. E a catturare gatti!

Nel momento in cui scrivo, su Twitter #PokemonGoItaly supera #strageNizza e #NiceAttack. Sarà per rispetto o sarà per indifferenza?

Catturare gatti

 

 

 

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2 pensieri su “Pokémon Go e… l’ispirazione vien vivendo!

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