Cuore e casa

Tantissimi sono gli studenti in Italia che prendono un alloggio vicino all’università dove si sono iscritti. La maggior parte affitta una stanza in una casa, altri (più impavidi) un posto letto in una stanza condivisa, altri (più sprezzanti della vita universitaria e solitari) si prendono un monolocale. Inizia così la loro esperienza in un nido nuovo in cui passeranno le giornate più intense della settimana e soprattutto sconteranno le notti a riposare. Ho visto realtà in cui di venerdì appena finita la lezione si scappava subito da mamma, per poi tornare la domenica sera o, nei casi migliori, il lunedì mattina. Altre situazioni invece vogliono che la città nuova sia troppo distante e il viaggio non valga la pena per un solo weekend e quindi bisogna aspettare le vacanze di natale, di carnevale, di pasqua etc. In generale è una scelta sofferta, si vive con tristezza la città dove si studia e si idealizza la quella natale dove son rimasti amici e parenti. 
Nel mio caso la scelta è stata fortemente voluta e ripensando alla mia determinazione nel volermi allontanare penso di esser stata fortunata, perché le circostanze di quel periodo mi hanno portato a sole tre ore di macchine o di treno. Ora che certe emozioni sono passate e la casa nuova è diventata “la mia casetta”, ora che tutto ha assunto una regolarità e mi sento abbastanza ambientata nel mio quartiere, accade che quando decido di tornare per qualche motivo “su” a Padova, è sempre un’emozione forte.
E’ sempre una partenza, è sempre un ritorno:
il viaggio da Pisa a Padova e viceversa è sempre così. La voglia di rompere gli schemi, la propria routine, di lasciare la mia casa a Pisa non c’è mai, la stanchezza sembra sempre molta e tornare alle origini ha sempre un certo peso. Mi ritrovo faccia a faccia col passato ed ho conferma di quanto son cambiata dall’ultimo periodo in cui ci ho vissuto. Mi misuro soprattutto nelle reazioni che ho davanti ai gesti di altri e anche se all’inizio ero compiaciuta all’idea che certe cose non mi toccassero più e quindi non sentissi quel bruciore di stomaco (segno che ormai la disintossicazione è vicina), ora a volte il distacco mi sembra addirittura troppo. Significa che è il momento giusto per mostrare un po’ d’affetto verso i miei cari! Ogni volta che arrivo a Padova, dopo poco mi sento già di nuovo a casa. E dopo poco ancora ricomincio a farmi delle domande sul perché mi son fatta una vita così distante da loro e la voglia di tornare a Pisa si affievolisce.

Beh, allora posso dire che sono proprio fortunata:
il mio cuore in questo momento è in due case: non diviso ma legato a entrambe, il che è doppio!
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